dinamismo armonico tra colore, frequenza e gesto
a cura di Germana D’Aloisio
30 maggio – 25 giugno 2026
Orizzonti Arte Contemporanea
Piazzetta Cattedrale, Centro Storico, Ostuni
C’è un momento, davanti a certi dipinti, in cui lo sguardo smette di cercare e comincia ad ascoltare. È quello che succede con le opere di Nunzio Di Fabio: la tela non si offre alla lettura, si offre all’ascolto. Non è una metafora comoda, è la premessa esatta da cui nasce tutta la sua ricerca.
Di Fabio non è arrivato alla pittura per via diretta. Il suo percorso ha attraversato luoghi improbabili per un pittore: i testi esoterici, la geometria sonora, le proporzioni pitagoriche, le foreste dell’America Latina. Dieci anni di viaggi in una natura quasi incontaminata, dove il contatto con gli elementi, terra, acqua, aria, fuoco, non era esperienza estetica ma studio, misurazione, ascolto. Da quell’immersione profonda nacque una convinzione che orienta ancora oggi ogni gesto sulla tela: suono e colore appartengono alla stessa energia. Non si tratta di sinestesia romantica, ma di una corrispondenza strutturale, angoli, lunghezze d’onda, frequenze, armonici, che Di Fabio ha imparato a leggere prima ancora di imparare a dipingere con il colore.
I mandala degli anni Novanta sono la prima manifestazione visibile di questa conoscenza: forme geometriche simmetriche costruite su proporzioni pitagoriche, in cui il colore non è scelta espressiva ma conseguenza di un calcolo armonico. Non decorazione, non simbolo: architettura della vibrazione. Ogni mandala è la traduzione cromatica di una struttura precisa, di una frequenza propria.
Ma la pittura, si sa, non si lascia contenere a lungo dentro un sistema. E Di Fabio lo sa. Il passaggio agli oli, avvenuto a Roma a partire dal 1996, segna il momento in cui la conoscenza diventa gesto, in cui il calcolo si scioglie nel movimento. Le sue tele non sono diagrammi: sono campi di forza. Dentro i paesaggi onirici che costruisce affiorano le risonanze e i loro armonici, ma non come struttura visibile: come qualcosa che si percepisce prima di essere compreso, che agisce sullo spettatore prima che lo spettatore sappia cosa sta guardando.
Il concetto che Di Fabio chiama Dinamismo Armonico è precisamente questo: non l’equilibrio come quiete, ma l’equilibrio come tensione permanente tra forze opposte. La tela è il luogo in cui il gesto istintivo e la costruzione consapevole si contendono lo spazio senza che nessuno dei due prevalga definitivamente. Il ritmo è nelle linee di forza, nella parte più corporea del dipinto. La melodia è nei contrasti cromatici, dettati da intervalli consonanti come in una partitura. L’armonia è nella sovrapposizione dei colori, nella loro simultaneità: il momento in cui più frequenze suonano insieme e generano qualcosa che nessuna di esse contiene da sola.
Guardare un’opera di Di Fabio richiede tempo e richiede di spostarsi. Da lontano, il dipinto si offre come paesaggio, onirico, vibrante, percorso da energie che sembrano provenire dall’interno della tela stessa. Da vicino, la superficie si rivela come una stratificazione di decisioni, di gesti sovrapposti, di relazioni cromatiche costruite con la stessa logica con cui un compositore dispone le voci di un accordo. Non c’è contraddizione tra questi due livelli di lettura: sono entrambi necessari, come in ogni opera che abbia qualcosa di reale da dire.
Di Fabio cerca, e spesso trova, il momento in cui la pittura smette di rappresentare e comincia a risuonare.
Germana D’Aloisio
Biografia
Nunzio Di Fabio (1967) si forma a Bologna, dove si laurea in Scienze Politiche. Avvia la propria ricerca pittorica negli anni Novanta, sviluppandola tra Roma e l’America Latina. Ha esposto in spazi pubblici e istituzionali in Italia e all’estero, tra cui il Padiglione Italia della Biennale di Venezia e il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma. Attualmente vive e lavora in Abruzzo.
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